Oratorio dei Ss. Rocco e Giacinto

Storia

La prima notizia dell'oratorio presso il complesso di villa e cascina Albera risale al 1590, citato in un documento redatto dal parroco di Romanengo Cesare Dondoni, probabilmente innalzato prima di tale data dalla famiglia cremonese Borghi che aveva possedimenti in loco.

Ricostruito alla fine del XVII secolo dalla famiglia Schizzi, fu successivamente innalzato per ricavare nel sottotetto l'abitazione del cappellano. Quindi fu fondato un beneficio semplice per la celebrazione della messa quotidiana.

L'edificio, completamente restaurato, è collocato a sud-est di Villa Albera con la facciata rivolta all'esterno per permettere l'accesso ai fedeli, in posizione lievemente arretrata rispetto la strada.

Ha una facciata con due ordini: in quello inferiore è posto il portale d'ingresso con timpano semicircolare sopra il quale è posta una finestra incorniciata; due coppie di lesene laterali si innalzano come a sostenere la trabeazione e, in origine, un timpano. L'innalzamento ripropone le lesene che sostengono una seconda trabeazione ed il timpano finale. Al centro è collocata una seconda finestra centrale tamponata.

Analogo schema stilistico è ripetuto sulle pareti laterali.

Scorcio dalla strada.
Scorcio dalla strada.

Bibliografia

  • Giorgio Zucchelli, Le ville storiche del cremasco, terzo itinerario, Cremona, 2000.
 Ultimo aggiornamento: 06/11/2019

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